Orlandi Passion

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Abbiamo a cuore la ricerca del benessere nell’economia della  felicità, dove la credibilità, la sincerità e l’emozione per l’esperienza dell’utilizzo di prodotti e servizi ci aiuta a guadagnare, ogni giorno, la fiducia dei nostri clienti.

Orlandi Passion

Il nostro fondatore;

  • Nel 1986 crea la prima Accademia del caffè al Mondo e la prima Accademia del Business del caffè al Mondo
  • Nel 1989 crea la prima video cassetta tutoriale sulla Latte Art al mondo
  • Nel 1994 alla Conferenza Mondiale del Caffè al Lido di Venezia, introduce tecniche di estrazione del caffè espresso oggi utilizzate come standard nelle competizioni Mondiali di caffè
  • Nel 2004 è nominato come uno dei 50 personaggi al Mondo che hanno maggiormente contribuito a creare e innovare il settore dei caffè speciali ( caffè gourmet )
  • 2010/2014 disegna e crea un nuovo tipo di camera di combustione per la macchina torrefattrice di caffè ai fini di apportare un profilo organolettico e una cremosità al caffè unica e proprietaria alla Orlandi Passion
  • Nel 2016 la Orlandi Passion dallo stesso fondata è nominata del Gambero Rosso come uno dei migliori torrefattori in Italia ed è premiata con il massimo dei voti, il tre chicchi.

Mauro Cipolla, Economista Geografo con una specializzazione in Business/Commercio Internazionale, titolare di Orlandi Passion®, è autore di opere letterarie, relatore a conferenze internazionali.

Il suo credo come Economista Geografo, è che gli scambi economici nel mondo del lavoro e della produzione, dovrebbero avvenire tramite comportamenti demografici e sociali umani, quali si dovrebbero svolgere appunto tra essere umani e non invece tra marchi, emblemi, numeri dati e statistiche.

Un consumo ponderato, nei luoghi concreti di socializzazione delle persone, quando e dove avvenire nel mangiar e bere insieme, dovrebbe essere un’esperienza appagante e “sana” nel suo vissuto ai fini di donare una vita felice nel consumo consapevole.

“A noi non interessa solo vendere qualche chilo di caffè in più, ma ci interessano il benessere e la felicità delle persone che spendono i loro soldi per stare bene nel consumo e per godere di un’esperienza sensoriale utile. Questa è la filosofia che ispira le creazioni della nostra linea Private Gourmet Collection®: non solo prodotti, ma un vero e proprio viaggio esperenziale, di avventura e scoperta nel mondo del caffè, della cioccolatiera e della pasticceria. Maestri Torrefattori, Maestri Cioccolatieri, Maestri Pasticceri. Orlandi Passion, Happy Lifestyle®”.

rassegna-stampa

 

ETICA E MARKETING SOCIALMENTE RESPONSABILE

Il mio è un approccio al mondo del “food”, da Economista Geografo con una specializzazione in Business e Commercio Internazionale dove per quanto mi riguarda le demografiche, il marketing, i mercati, l’emblema, il marchio, la marca, e il testimonial non solo non funzionano oggi, ma cosa più importante non hanno mai funzionato nelle strategie delle mie aziende e nella mia motivazione di essere imprenditore.

Perché?
Semplice.
Perché il marketing (sia quello del periodo edonistico Reaganiano e come quello appartenente al mondo del web 2000 di Clinton, quando uno dei fattori più importanti all’isteria dei mercati furono legate al mondo di internet del tutto possibile e pronto subito) si basa su tre aspetti:

  • Demografica;
  • Immagine; Appartenenza Sociale; Identità
  • Promessa per rendere conforme le persone al marchio e alla marca.

Invece per me, l’imprenditore la persona, e l’Economo Geografo, il marketing è al contrario.
A mio avviso sui mercati dovrebbe vincere l’aspetto psicografico (attitudini; interessi; abitudini; opinioni; volontà di voler trovare un qualcosa di personale) e non quello demografico.
In definitiva non dovrebbe essere importante l’aspetto demografico ma piuttosto la comprensione del perché le persone acquistano per loro diretta volontà espressa come consumatori consapevoli.
Per “psicografico” intendo quindi che l’imprenditore dovrebbe tentare di capire le scelte che le persone fanno basate sul loro stile di vita e attitudini e voler capire cosa vogliono e cosa no, nel loro vissuto quotidiano e perché.
Noi produttori non possiamo pretendere di “spingere/forzare” nulla sulle persone.
Non possiamo pensare sempre ai mercati come a numeri, statistiche, ROI, ROE, e BE.
Spesso gli imprenditori nella teoria professano e tentano di fare e suggerire anche cose giuste, ma poi nella pratica non rispettano il lavoro delle persone e il sacrifico nel consumo delle persone.
Credo che non si può forzare nessuno, se non temporaneamente con le varie forme mal vissute del marketing, a vivere i mercati solo dal punto di vista superficiale.
La verità dell’esperienza viene sempre a galla come realmente vissuta in modo personale nel tempo.
Di fatto da sempre credo nel “no logo marketing” come idea in generis, e non credo nella derivazione geografica del prodotto e del marchio specie se questa geografica è intesa e strumentalizzata erroneamente e volutamente come un’altra forma di deviazioni del marketing.

Che cosa significa per il cliente, la persona oggi, l’idea del marketing posto-immagine, come per esempio nel caso del significato del Made in Italy (oggi il secondo marchio al mondo solo dopo la Coca Cola), se questo grandioso marchio, il Made in Italy, di fatto spesso produce prodotti scadenti? Siamo certi che tutto il Made in Italy produce secondo le pratiche del vissuto dei nostri percorsi storici qualitativi italiani e include la ricerca nella materia prima, delle risorse umane e della lavorazione?
Se anche nella nostra bellissima Italia, un marchio importante come il Made in Italy diventa un marchio vuoto, cosa può essere delle nostre esperienze organolettiche come vissute tutti i giorni?
Ha davvero vinto il peggiore marketing?
La globalizzazione dei mercati di massa ha prevalso socialmente?
Abbiamo accettato condizioni nel vissuto con i prodotti alimentari che nulla hanno a che fare con l’esperienza dell’ingerire questi prodotti?
A che serve un marchio, anche il Made in Italy, se e quando in alcuni casi è stato svuotato e se rimane solo “l’involucro esterno”?

A mio modesto parere a nulla!
Il mio pensiero è sempre stato quello di intendere il marketing come il capire i clienti come persone. Nel senso che se conosco il mio cliente, la persona, e se lo ascolto, sarà lui o lei a scegliere il prodotto perché lo vede come un prodotto per lui o lei importante, e non lo sceglierà o lo scarterà invece basandosi sul marketing percettivo, “la tribù sociale”, l’identità del capo branco, o il testimonial che lo/la induce a scegliere.
Ecco perché è importante mettere a confronto modelli diversi del vissuto con il caffè e del Food nella realtà come persone, clienti consapevoli.
Si necessità di capire che il caffè non è solo caffè, ma che invece è come l’acqua, l’olio, la pasta, il vino: vi sono delle differenze dettate dalla natura, dalla botanica e dalle scelte delle persone mentre modificano la natura.
Scegliendo cosa, come e quando acquistare da quello che la natura ci offre (caffè crudo o caffè verde) modifichiamo i nostri percorsi per continuare poi con le dovute lavorazioni a valle.
Prendiamo per esempio un grande manager globale del caffè: Howard Schultz di Starbucks.
Se lo mettiamo a confronto con il sottoscritto, piccolo imprenditore artigiano strutturato del caffè, si evincono due modelli diversi di imprenditori.

E’ importante capire che la storia del caffè potrebbe essere descritta dal punto di vista di questi grandi manager che hanno fatto conoscere il caffè alla massa nel mondo. Ma anche lo stesso Schultz alla fine è partito negli anni 80’ come visione di cosa voleva fare con la sua azienda, dalla nostra bella Italia, da Milano.
Questa sua visione originale, tutta Italiana, rappresentata dai suoi primi punti vendita che si chiamavano “il Giornale” è stata negli anni ampiamente snaturata, cambiata nel nuovo concetto che ha portato nel mondo.
Dopo aver portato il suo brand nel mondo con grande successo, Schultz, da grande manager è ripartito dalla volontà, da una nuova recente visione del voler fare quello che facciamo noi piccoli artigiani del caffè di qualità da anni.
Di fatto Schultz si è appena dimesso da Starbucks per entrare nel mondo dei caffè speciali e comunica di voler dare concretezza in tazza piuttosto che marketing…
Ora, sono certo altri grandi industriali seguiranno le sue comunicazioni in forma.
Tutto bene. Tutto bello.
Questo però solo SE il tutto sarà vissuto come un’esperienza organolettica che nella realtà sarà appagante e comunque proposta in modo socialmente democratico alle persone nei mercati e non solo “ai mercati economici”.
Sarebbe a mio avviso errato per esempio consegnare una vera e concreta realtà di qualità come percepita dal consumatore consapevole, ma vissuta però nella realtà e nei mercati solo da un una parte elitaria, solo per alcuni, in pratica solo per quelli che possono spendere 6-12 Euro per ogni tazza di caffè!
Bisogna sempre discernere tra il marketing sano e il marketing malsano.
Capire la differenza tra la demografica e la psicografica.
A mio avviso la storia dei mercati economici non può essere solo edonismo reaganiano e/o il mondo del “tutto facile e tutto pronto” del web 2000.
Per quanto mi riguarda, da sempre prende precedenza un’economia geografica del vissuto antropologico dei mercati veri, come vissuti dalle persone e dal loro godimento personale.
Ogni imprenditore ha diversi modi di vivere il mercati.
Il mondo di Schultz, o di altri rinomati imprenditori del caffè nel mondo, e quello del sottoscritto, come piccolo artigiano, spesso si sono incrociati alle Fiere, nei mercati, sul campo.
Alla fine questi due diversi percorsi, anche se incrociabili e apparentemente simili, sono così diversi.
La differenza, nella diversità, la fa non solo la passione per il prodotto e/o il business, ma al contrario la passione per le persone e la volontà di ricevere una gratificazione personale, e non solo economica
Queste emozioni, questi valori, quest’etica non possono essere vendute o acquistate.

 

VIAGGIO NELLE TORREFAZIONI ITALIANE DI RICERCA: ORLANDI PASSION DI CENTOBUCHI

(di Michela Becchi – Leggi l’articolo originale)

Andiamo in un piccolo comune in provincia di Ascoli Piceno chiamato Centobuchi per scoprire il caffè di Orlandi Passion. Ma la storia di questa torrefazione nasce a Seattle negli Stati Uniti. Il creatore di questo gruppo internazionale è Mauro Cipolla e questa è la sua storia.

Parlare di “esperienza” in America per Mauro Cipolla è riduttivo. Il torrefattore ha vissuto la nascita e lo sviluppo della cultura dell’espresso negli Stati Uniti. Si è fatto le ossa nelle caffetterie di Seattle per poi tornare in Italia, nelle Marche, sua terra d’origine. È tornato per far vivere ai suoi figli le bellezze del paese, per restare, continuare i suoi studi, la sua ricerca per la tazzina perfetta. Per scoprire poi, una volta tornato in Italia e dopo anni di fatiche e ricerche, di avere il caffè nel sangue: la sua bisnonna aprì una delle prime caffetterie a Milano nel 1916 ma la sua famiglia non ne ha fatto parola fino al 2009. Ma questa è un’altra storia. Quella di Mauro, invece, inizia a Seattle negli anni ’70.

Come è iniziata l’attività?

La mia storia è particolare. I miei genitori erano emigrati a Seattle quando io avevo circa 7 anni. Ho studiato international business all’università ma col passare del tempo ho intrapreso un’altra strada. Sentivo la mancanza dell’Italia, delle mie radici e mi sono appassionato di cibo, per cui sono tornato qui. Alla fine degli anni ’70 sono andato a Caserta presso una piccola torrefazione locale e ho cercato di apprendere il più possibile, lavorando con una vecchia macchina a legna. Dopo, c’è stata l’esperienza in Sicilia, dove ho conosciuto quella che dopo qualche anno è diventata mia moglie. E dopo ancora la Toscana, dove ho seguito corsi di cioccolateria e pasticceria. Volevo riportare il vecchio artigianato in Italia, ma volevo anche farlo conoscere all’estero. L’attività di torrefattore nasce a Seattle nel 1985, con il Caffè d’Arte. Solo dopo molti anni ho scoperto che anche la mia bisnonna aveva una passione per il caffè: nessuno della mia famiglia me ne aveva mai parlato in tutto questo tempo.

Quando ha capito che le cose si stavano mettendo bene?

Il mio obiettivo era entrare nei bar e nei ristoranti. A quei tempi Illy era già conosciuto e apprezzato negli Stati Uniti, marchio potentissimo nell’industria del caffè. Ho iniziato a conquistare alcuni dei suoi clienti e quello per me è stato il momento in cui ho capito che stavo lavorando nella giusta direzione.

Come si è sviluppata poi l’attività?

Ho iniziato a scrivere testi, partecipare a trasmissioni televisive come Good Morning America o Ciao Italia!, che al tempo contava 42milioni di spettatori. Poi c’è stato il roadshow: con i miei collaboratori andavamo in giro per alberghi e tenere conferenze, incontri. Poi ho iniziato a collaborare con la SCAA (Specialty Coffee Association of America); ho aperto altri punti vendita, una cioccolateria e una pasticceria. La pasticceria mi ha aiutato molto nel mio lavoro di torrefazione perché mi ha insegnato il rigore e la precisione.

Orlandi Passion

 

VIDEO:

https://www.facebook.com/OrlandiPassion/videos/1216512275103054/

Orlandi Passion
Via Montebello, 36
63074 San Benedetto del Tronto (AP) – Italia
Tel +39 0735 595648
info@orlandipassion.com
www.orlandipassion.com

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